Posteado por: alejandrolodi | 26 noviembre, 2011

L’astrologia è un’ovvietà complessa

Alejandro Lodi

(Aprile 2009)

 “Spogliati”

Dice l’anima alla fine

Al divino corpo

“Abbi pietà; tanto è inerte”

E torna in sé

E torna in sé

Come un fiore,

Che il tempo ignora,

E che ore sono? E che giorno è oggi?

 

Luis Alberto Spinetta

 

Non existe una realtà “lì fuori”, oggettiva, già data, aspettando esser palesata da chi riesca a sviluppare la conoscenza e la sapienza necessaria. Ciò nonostante esiste una realtà che si fa palese chiaramente nella coscienza.

Per esempio, benché Saturno esista effettivamente come pianeta físico del sistema solare, non esiste come “cosa” se ci riferiamo a quello come principio energetico. Così considerato astrologicamente, Saturno non è qualcosa che è lì fuori e che aspetta esser scoperta da una mente sagace. Saturno invece trasparisce da quei fatti che sperimentiamo grazie al dono che opera nella coscienza che ci permette di significarli così.

La coscienza da significato a certi fatti e quel significato rende palese un principio universale.

Non è un significato né inventato né scoperto; anzi è rivelato, trasparso. Quella realtà che si rivela non “ha” sostanza materiale di per sé, anzi acquisisce sostanza materiale. Quella realtà è come un oceano di principii universali senza definizioni spaziali né temporali che peraltro partecipano ad un altro ordine di sostanzialitá: un ordine che si attua o realizza (cioè si fa attuale o diviene reale) nel mondo che percepiamo tramite i sensi. Appunto quella sostanza ha più a che vedere con quella dell’inconscio: i sogni, le visioni, le sincronicità. È la sostanza alla quale possiamo alludere con dei simboli, con immagini o metafore poetiche anziché tramite la tecnica rigorosa, i concetti impeccabili oppure i saggi scritti con vero impegno. Quell’ordine non è anteriore alla coscienza che lo percepisce; anzi è contemporaneo a quella, compresente. L’ordine del mistero e la coscienza che lo manifesta non sono uno conseguenza dell’altro (neppure “sublime innalzamento” l’uno e “peccaminosa caduta” l’altro); invece sono un legame sacro creato dal mondo, una dinamica amorosa che crea tutto quanto viene definito come realtà.

Riprendendo l’esempio, quel principio universale nominato “Saturno” soltanto esiste quando si giova di qualsiasi sostanza materiale per diventare visibile. Diviene attuale in persone, cose, avvenimenti percepiti dai nostri sensi per essere riconoscibili dalla coscienza (in questo caso figure come il padre, l’autorità, i mandati, le istituzioni, il tempo, i limiti corporali, la struttura ossea, ecc.).  Quel principio dipende da un aspetto della realtà che potremmo dire sia ‘vibratorio’e connesso con l’ordine dell’energia, non della materia concreta con cui viene reso palese.         

Vi ricordate di quel gioco di bambini nel quale si metteva un foglio bianco di carta su una moneta e dopo si fregava una matita finché c’era l’impressione del rilievo della moneta sul foglio? La moneta sarebbe quel principio energetico universale (e, per estensione, la potenzialità di tutti i principii energetici universali sintetizzati in qualsiasi tema natale) e il “foglio” la sostanza materiale degli avvenimenti concreti della nostra vita. Confondere una cosa con l’altra (per esempio, che il nostro padre ‘è’ Saturno) sarebbe uguale a confondere “la moneta con il foglio che la rende visibile dopo aver fregato la matita”: conosciamo soltanto l’accenno della moneta nel foglio (il nostro padre) e non la moneta in sé stessa (Saturno).

Prendendo questo gioco “della moneta e il foglio” alla lettera, potrebbe affermarsi che tutto quanto è stato detto è assurdo: è ovvio che se spostiamo il foglio vediamo la moneta reale (di sostanza molto concreta e materiale per i nostri sensi) e possiamo sostenere che sarebbe poi dimostrato che la moneta è “anteriore” al foglio sul quale l’abbiamo resa palese, che esisteva prima di coprirla per il nostro esperimento dimostrativo. Prendendo Saturno in considerazione come la moneta del nostro gioco, potrebbe certo dirsi che il pianeta fisico nominato “Saturno” esiste in maniera effettivamente astronomica e che, in realtà, già “era lì” prima che l’occhio umano l’avesse scoperto. 

Ciò nonostante, che cosa accadrebbe se togliessimo il foglio e non ci fosse nessuna moneta? Questo fatto ci sembrerebbe inaudito, impossibile. Eppure la complessità di quanto indaghiamo nell’astrologia è che si lavora con la paradossale sostanza del mondo psichico, sostanza con cui si corre il rischio di “non trovare nessuna moneta se si sposta il foglio”. La nostra supposizione astrologica non prende in considerazione il pianeta fisico ed i suoi ipotetici influssi materiali; anzi –se mi si permette il termine- il pianeta psichico. In altre parole, nell’astrologia consideriamo la corrispondenza tra quell’entità che veramente esiste nel piano materiale concreto e quella apparente entità che attua come principio energetico nello psichismo umano. Si tenta di stimolare la coscienza perché sia sensibile al sincronismo del comportamento ciclico di quel corpo nel Sistema Solare con gli specifici avvenimenti delle vicende umane esterne e il loro inequivocabile elemento correlato interno. Con la “nostra moneta” non accade lo stesso di quanto succede con la realtà della sostanza concreta: quella non ha né nessuna spazialità né materialità. La moneta rivelata nel foglio non ha nessuna esistenza fisica anteriore al momento in cui la pressione della matita l’ha palesata. Non si potrà mai comprendere e spiegare la moneta: non per mancanza di un tipo di speciale capacità oppure per assenza di talento o di impegno sufficiente, ma perché non c’è nessuna moneta affatto. La sua esistenza soltanto ha senso per noi in quel atto magico della rivelazione e il significato di cui è capace la coscienza. Il fatto non è che la coscienza “scopra” Saturno, non si tratta del fatto che Saturno sia già “lì fuori” aspettando esser scoperto; anzi quello rilevante è che l’incontro tra la coscienza (che dà significato) e il fatto (che si porge ad essere rivestito di significato) rende palese il principio saturniano. Così la coscienza può opportunamente dare significato a quel fatto e può rivelarsi il canone o principio universale.

Questa coscienza che dà significato è la “matita premendo il foglio”.  Mentre la matita non preme, il foglio non mette nulla in rilievo. Se poi la coscienza non dà significato agli avvenimenti, questi sembrano aleatori, privi di senso, all’esterno di qualsiasi ordine. Se la coscienza non è funzionante (“matita premente il foglio”), l’anima non si manifesta (“la moneta”).

Di conseguenza, quella persona in cui vedo Saturno oppure quella situazione nella quale vedo Saturno in realtà non “è” Saturno. Questo è così perché semplicemente Saturno non ha esistenza di per sé (è la moneta che non c’è da nessuna parte).  Quella persona o quella situazione sono la sostanza necessaria perché la coscienza manifesti il principio universale saturniano. La coscienza è quello che è capace di dare a quell’esperienza –a quella persona o quella situazione apparentemente esterna in cui vedo Saturno- il significato saturniano. È quella coscienza che si muove ed opera e che non è né merito, né raggiungimento né conquista dal mio Io. Anzi è qualcosa di cui partecipa quel senso fragile d’identità cui si chiama “Io” ma che se si intende rinchiudere poi si guasta e distorce (mi sembra allettante dire ‘profana’).

È certo che ci sono persone oppure situazioni specifiche che spesso sono significanti molto persuasivi del principio saturniano; tanto è così che possono sembrare oggettivi. Può darsi che una grande quantità di persone (conscienze particolari) coincida a trovare in loro la stessa manifestazione.  L’effetto è tanto potente e concludente che veramente può sembrare che quella persona e quelle situazioni “siano” Saturno al di là dell’attività della coscienza che dà significato. Quell’illusione di efficacia e oggettività è un vero incantesimo, così irreale come il fatto di credere che tagliando il rilievo della moneta trasparsa nel foglio si potrebbe mettere in uso una moneta di validità legale.

Ogni realtà rivela un ordine. L’ordine non è anteriore al momento in cui viene percepito. Non è un ordine già creato e dopo scoperto dalla mente acuta. L’ordine viene creato nell’istante in cui si rivela nella percezione, nel momento in cui viene visto. L’ordine è co-creato anche dalla coscienza nel vincolo con gli avvenimenti. Questo suppone un fatto prodigioso, trascendente ed esistenzialmente spaventoso: l’evidenza che quella co-creazione implica il disfacimento degli orli che separano “coscienza” e “avvenimenti”. Se la coscienza si riconosce in quegli avvenimenti –questo ha molto a che vedere con un secondo incontro tra di loro-, percepisce che è quel destino, il mondo viene creato.

Il nostro destino palesa un ordine. La realtà di quanto sentiamo, l’esperienza concreta e materiale di quanto accade a noi, palesa una verità che sbalordisce e che commuove e che rimane sempre misteriosa davanti ai nostri sforzi intellettuali. La materia è quella divina sostanza che rende manifesta l’anima.                                                        

 (Traduzione Nahuel Vento)

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Responses

  1. Que lindo queda en tano! Complimenti!

  2. Molto interessante ! Grazie Alejandro !!!
    Gracias por tus aportes, tu mirada y ser como un tàbano para los que compartimos esta mirada !!!
    Fabiana Provenzani

    • Grazie Fabiana. Ma ¿qual é la qualidade del “tábano”? Baci per te.

      • Respondì a tu gmail !!!


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