Posteado por: alejandrolodi | 21 abril, 2017

L’intimo coraggio

Alejandro Lodi

(Noviembre 2012)

05

«…Así fue que el dios de la guerra, desmoronándose, aplastó la luz de las almas…».

«…E così fu che il Dio della guerra, cadendo a pezzi, calpestò la luce delle anime…».

Luis Alberto Spinetta, “La eternidad imaginaria”.

 

Lo screditamento della percezione dell’altro è una forma di fascismo. Il disprezzo dell’altro denuncia un eccessivo apprezzamento di se stesso. Il sentirsi superiore è un complesso di inferiorità.

Cosa può dire l’astrologia rispetto al fascismo?

Il fascismo non è solamente una condizione di gruppi politici europei della prima parte del secolo XX. Il fascismo corrisponde a un modello psicologico latente in ciascuno di noi: esclusione dell’altro, culto della personalità, creazione di una realtà adeguata alla propria soggettività, concentrazione e controllo del potere (non circolazione), visione bellica della dinamica della vita, fede nel sacrificio ed epica salvifica.

Il fascismo è una psicosi narcisistica collettiva. Il fascismo – come il narcisismo – esprime una intolleranza alla diversità e alla differenza. Solo ammette ciò che è simile. Presta attenzione solamente agli alleati fedeli.

Il fascismo e il narcisismo uniformano. Per entrambi l’altro è una cospirazione. Per entrambi il mondo riproduce la volontà di un unico centro fisso: il proprio. Non ci sono vincoli o relazioni, solo trionfi o sconfitte assolute contro i nemici. La differenza delle percezioni si organizza come una rete cospirativa contro la propria percezione, una visione delirante della realtà che si convalida dando un significato alla rilevazione dell’altro come una confabulazione. Il fascismo sacralizza la figura del leader spirituale o del capo politico. Un redentore benedetto che si percepisce come più che umano, una provvidenza divina. Il narcisismo cade nella sacralizzazione di se stessi. Sentire di essere meglio dell’altro, più giusto, scelto, santo.

Meditare sulla croce fissa dello zodiaco apre altre percezioni rispetto al fascismo. Nel Leone nasce la necessità di definire una identità centrata su se stessi, in ciò che si sente come esclusivo e non condiviso. Una identità fissa convinta nel proprio dominio sulla realtà materiale. L’Io crede che il mondo gli appartenga. La personalità si appropria della sostanza vitale. Leone che controlla Toro. Da lì la coscienza si proietta verso il futuro:  i desideri e le aspirazioni dell’Io personale, la conquista del mondo esterno. Identificata con quello, la coscienza personale leonina solo sente di esistere se raggiunge i propri obiettivi. Una identità che separa nelle dispute, con la realtà che sta “fuori”.

Ma nello Scorpione si presenta una sfida: accettare che tutto quello che si crede proprio, in verità, è condiviso. La coscienza individuale scopre che i propri desideri sono ( e sempre sono stati) fusi con altri. Il potere circola. Sconfina tutte le pretese di un controllo personale. Ciò che è proprio già non risulta esclusivo.  La vita non corrisponde a nessun centro fisso ma ad una trama di interazioni infinite. La creatività è una emergenza collettiva senza un nome proprio. La vita è Acquario. Nascere alla coscienza acquariana di essere connessi in una rete di relazioni presuppone morire alla sensazione dell’essere individuale, separato ed esclusivo.  Il fascismo – come il narcisismo – rappresenta il tentativo autodistruttivo di resistere alla circolazione del potere, all’aspirazione che la corrente della vita si condizioni ad un punto fisso e soddisfi i propri specifici propositi.  Fino a che quella pretesa di vivere lo Scorpione come la magia di un controllo individuale sulle correnti collettive non sia percepito come una allucinazione, la coscienza sperimenterà le relazioni come lotte di potere, sognando che i propri desideri prevalgano in modo assoluto, in un mondo disegnato a partire dalla propria volontà e regolato alle proprie necessità emozionali di importanza personale.

Lo Scorpione rappresenta la porta di acceso ad una esperienza amorosa: la visione inclusiva del Sagittario  come frutto della perduta innocenza leonina. Un senso di trascendenza che germoglia dal dolore di  non essere più un “ IO”.  Crolla il muro che credevamo proteggesse la nostra immagine personale dal mondo esterno a dagli altri. Oramai non esiste più il limite tra il dolore sofferto e quello inflitto. Gli scopi della propria esistenza si rivelano nell’imprevedibile incontro con gli altri, in una chiamata della vita che sembra demolire i nostri piani di grande ( e forse messianici) proiezione nel mondo.

Scorpione rivela la doppia circolazione tra l’immagine di se stesso e gli avvenimenti del destino. Quella doppia elica che formano i nostri desideri di controllo e di conquista nella società insieme alle nostre paure e complessi personali. . Quel doppio serpente che mette in evidenza alla coscienza che i nostri nemici esterni e i nostro demoni interni risultano essere irreversibilmente corrispondenti.

Lungi da tutte le astrazioni, la compassione è molto concreta: sentire quello che sente l’altro. Predisporsi a rinunciare a tutte le protezioni ideologiche o religiose e fare contatto con l’anima. La compassione è un solvente molto efficace della sostanza che nutre il modello fascista: la paura. 

Quando si apre il cuore non rimangono più opzioni. Non c’è più la possibilità di tornare indietro. Ci si deve assume il rischio di rispondere a ciò che si sente e si percepisce, al di là di tutte le strategie politiche, catechismi religiosi o speculazioni egoiche, sfidando slogan, racconti pieni di smancerie o di affascinanti narcisismi. La compassione dissolve la strana idea che ci siano dolori che valgono più di altri. Aprire il cuore ci obbliga a sostenere la sfida di essere capaci di assumere tutto il dolore possibile. Il punto di vista accogliente dell’astrologia, la sua caratteristica di percepire corrispondenze tra ciò che sembra separato e diviso, ci può aiutare.

Perché non possiamo accogliere tutto il dolore? Per rispondere a questa domanda bisogna guardare il nostro cuore. La compassione scatta o non scatta. Generalmente ci prende di sorpresa. E quando succede trascende una collocazione ideologica, filosofica o religiosa, denunciando che lì ci rifugiamo per sentirci sicuri dietro qualche verità davanti a  tanto vuoto di senso. Quando si apre la compassione, alcune idee che ci hanno dato un senso di dignità fino ad ora cominceranno a generare una scomoda sensazione di iniquità.

La lotta contro l’ingiustizia personificata da altri, la convinzione che “ la vita è una lotta esterna ” si trasforma nella percezione della propria ombra, nella chiarezza che “ la vita è un conflitto interno”. Si intravedono le dinamiche tra i desideri della personalità e i propositi dell’anima. Il conflitto tra le nostre opinioni coscienti e le nostre oscure paure. Il campo di battaglia è il nostro cuore. L’unico demonio è la paura. Dissociarsi e  proiettare quelle scene psichiche nel mondo esterno annuncia solo tragedie ( e avvisarci di queste è stato uno dei grandi contributi della tradizione spirituale e della psicologia del XX secolo).

L’incantesimo provocato dalla polarizzazione è l’incantesimo della separazione. L’incantesimo dei bordi e dei confini. Ci rifugiamo in quei bordi e in quei confini per sentirci sicuri di essere qualcuno, di non essere come l’altro, di essere meglio, diverso, speciale. La compassione cospira contro la certezza di essere separati dagli altri e di essere a parte dalla corrente della vita.

Niente potrebbe essere più rivoluzionario che aprire alla compassione. L’unico demonio è la paura, quell’ombra dentro il nostro cuore. La paura ti fa ritrarre, gela, rinsecchisce, contrae, controlla, cattura, fa male, innervosisce.

La grande sfida liberatrice e rivoluzionaria alla quale ci confrontiamo è aprire il cuore a tutto il dolore possibile. La massima compassione di cui possiamo essere capace, senza misurare la quantità, senza condizioni ideologiche, senza devozioni religiose. Rassegnare il dolce fascino di sentire che vale solo ( o vale di più) il dolore dei nostri. Così grande impresa esige consumare l’eccitazione della polarizzazione e frenare il suo deliberato stimolo. Rinunciare all’eccitazione e osservare il proprio cuore.

Non è necessario essere coraggiosi per ripudiare l’altro essere umano. Molto meno per ucciderlo. Il narcisismo è vigliacco. Il coraggio è indispensabile per guardare il proprio cuore. Il sacro coraggio di sentire il conflitto umano nell’intimità della propria coscienza. L’intimo coraggio.

(Traduzione: Lucrezia Torricelli).

Anuncios

Responder

Introduce tus datos o haz clic en un icono para iniciar sesión:

Logo de WordPress.com

Estás comentando usando tu cuenta de WordPress.com. Cerrar sesión / Cambiar )

Imagen de Twitter

Estás comentando usando tu cuenta de Twitter. Cerrar sesión / Cambiar )

Foto de Facebook

Estás comentando usando tu cuenta de Facebook. Cerrar sesión / Cambiar )

Google+ photo

Estás comentando usando tu cuenta de Google+. Cerrar sesión / Cambiar )

Conectando a %s

Categorías

A %d blogueros les gusta esto: