Posteado por: alejandrolodi | 15 septiembre, 2017

La carta natale mette in relazione le crisi della personalità con le opportunità dell’anima

Alejandro Lodi 

(Buenos Aires – Luglio 2017)

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(Traducción: Lucrezia Torricelli)

La carta natale non è contenuta nell’immagine che abbiamo di noi stessi. Noi siamo contenuti nella carta natale.

La carta natale è più vasta della nostra immagine personale. La carta natale simbolizza un territorio molto più esteso dello spazio della sicurezza nel quale fissiamo la nostra identità. La carta natale è la metafora di una potenzialità dell’essere che la nostra conoscenza personale non finirà mai di realizzare. 

L’io è un frammento della totalità che rappresenta la carta natale. E’ una parte dell’insieme della nostra vita.

Parlare della “mia” carta natale è assurdo come parlare del “mio” sistema solare. E’ inappropriato. Confonde la nostra percezione. Distorce la nostra realtà. E’ la testimonianza di una percezione sbagliata: credere di essere proprietari di ciò di cui siamo partecipi. Non è l’Io il soggetto della carta natale. E nemmeno il destino scritto in essa, un avvenimento esteriore ed estraneo.

La carta natale orienta la coscienza verso la direzione di riconoscersi nel proposito vitale che la anima. L’io è il veicolo (contingente e in costante adattamento alle nuove situazioni) della coscienza nel viaggio di esplorazione del suo mistero. Questo non significa che non esiste la dimensione del “mio”, ma che questa dimensione si rivela come una (necessaria) costruzione, non come una realtà nella sua essenza (oggettiva).

L’Io (o la nostra personalità) è una costruzione. Non è una costruzione scelta, ricercata o adattata a una strategia cosciente. Detto altrimenti: l’Io non è una “costruzione dell’Io”. Non posso costruire un io su misura per la mia soggettività, anche se si tratta di una idea fortemente promossa dal marketing spirituale. Il più comune: “poiché l’io è una costruzione, costruiscilo tu stesso conformemente ai tuoi interessi”. Il più gettonato: “ sii un io che ha trasceso l’io”.

L’io si costruisce come risultato di un’attività dinamica, la quale non si adatta alla volontà cosciente né agli interessi della personalità.

L’io è una costruzione che si rivela e si realizza a partire dal modo in cui la coscienza sistema il rapporto tra il dentro e il fuori. L’io è il risultato (sempre soggetto a una realtà dinamica) di una articolazione tra l’immagine di sé e il destino. L’io (o la personalità) è testimone della temporanea modulazione tra il mondo interiore e quello esteriore che la coscienza ha potuto stabilire.

La carta natale fa intravedere, al momento di essere consultata, lo stato di equazione tra identità cosciente e mistero incosciente. Descrive la configurazione che adotta il gioco di luce e ombra in ogni specifica interazione della coscienza con il destino. Mette in relazione le crisi della personalità con le opportunità dell’anima.

La costruzione dell’io ha l’impronta della memoria. La memoria ci dà un posto, una localizzazione (un luogo) davanti ai brividi della follia di un futuro aperto a tutte le possibilità. Di fronte alla sfida della novità, la coscienza costruisce un io sicuro coerente ai progetti del suo passato. Costruire è ricordare e riprodurre. Il fascino di proteggerci dagli imprevisti. La costruzione dell’io è sempre condizionata dal passato e dal futuro, a causa della reazione meccanica e della previsione sempre carica di timori.

Quando l’esigenza di fecondare  di futuro prevale sulla comodità del conosciuto, il destino esige da noi nuove costruzioni. La creatività va oltre la nostra meccanicità. Le nuove costruzioni sono un nuovo passato, memorie a cui si danno  nuovi significati. Dare un nuovo significato al passato include l’opportunità di innovazioni nelle nostre costruzioni. Scoprire un significato trascendente nelle colpe di ieri. Se il passato è un altro, l’io non può essere lo stesso. La creatività e le nostre costruzioni, un gioco di immagini. Il passato e il futuro, un gioco della mente scossa nella sua sensibilità di fronte al mistero.

Forse Underwood lo sa, Claire di sicuro.


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